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NEBULOSA VELO da Prati di Logrrghena

Ripresa con TS 102 Super Apo + rid foc Riccardi 0,75x e Canon 60Da

 

La nebulosa Velo è un antico resto di supernova; la stella che ha originato quest'oggetto è esplosa diversi millenni fa. Ciò che ora è visibile sono dei debolissimi filamenti, ancora in espansione alla velocità di decine di km/s; nelle foto a lunga posa o con un CCD si distinguono diversi filamenti disposti in tre gruppi principali: il più ad ovest è quello di NGC 6960 (C 34), in direzione della brillante stella 52 Cygni; il secondo, poco più ad est, è formato dalle nebulose NGC 6974 e NGC 6979, disposto con la concavità ad est come il precedente; l'ultimo, ad est, è formato dalle sezioni NGC 6992 (C 33) e NGC 6995 (ai quali si aggiunge IC 1340), orientato in modo speculare rispetto agli altri due. Questa parte è conosciuta pure come Nebulosa Rete (Inglese Network).

Si pensa che nel giro di pochi millenni questa "meraviglia" del cielo boreale scomparirà, perché ad una grande velocità di espansione corrisponde pure un elevato indice di dispersione della sua materia, che presto esaurirà la sua energia ricevuta durante l'esplosione, e si disperderà nel mezzo interstellare, "quasi" senza lasciare traccia.

Costellazione Cigno
Ascensione retta 20h 45m 38s [1]
Declinazione +30° 42′ 30″[1]
Distanza 1470[2] a.l.
Magnitudine apparente (V) 7.0 (b)
Dimensione apparente (V)
Caratteristiche fisiche
Tipo Resto di supernova
Galassia di appartenenza Via Lattea
Dimensioni 50 a.l.
(15 pc)
Caratteristiche rilevanti Nebulosa ad emissione

 

RASALHAGUE

RASALHAGUE

17.03.2014 20:53
Alfa Ophiuchi    Ras AlhagueMappa della costellazione dell'OfiucoClassificazioneSubgigante biancaClasse spettraleA5 IV[1]Distanza dal Sole46,7 ± 0,6 anni luceCostellazioneOfiucoCoordinate(all'epoca J2000)Ascensione retta17h 34m 56,07sDeclinazione12° 33′ 36,12″Dati...

La Via Lattea è più grande di quanto finora creduto

La Via Lattea potrebbe essere almeno il 50% più grande di quanto finora stimato. Lo rivela uno studio che mostra una forma del disco galattico sagomata in diverse increspature concentriche

 

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Rappresentazione artistica della Via Lattea in cui è evidenziata la forma ondulata della sua periferia sulla base dei risultati di un recente studio. Il Sole si trova a una distanza dal nucleo compresa tra 25.000 e 28.000 anni luce.|Rensselaer Polytechnic Institute
 
 

La nostra galassia, la Via Lattea, è una galassia a spirale barrata, ovvero una galassia composta da un nucleo attraversato da una struttura a forma di barra dalla quale si dipartono dei bracci di spirale. Insieme alla galassia di Andromeda è il membro principale del cosiddetto Gruppo Locale, un insieme di galassie di cui fanno parte la galassia del Triangolo e una cinquantina di galassie nane.

 

Adesso, secondo i risultati di un recente studio, le dimensioni del disco della nostra galassia potrebbero essere del 50% più grandi di quanto creduto finora, cioè avere un diametro di circa 150.000 anni luce anziché di 100.000.

 

Una struttura ondulata. L’ipotesi è stata avanzata da un team internazionale di astronomi che ha riesaminato i dati della Sloan Digital Sky Survey (SDSS), un’estesa cartografia digitale tridimensionale del cielo che nel 2002 individuò un anello di stelle posto al di là dei confini della Via Lattea.

 

Il gruppo di ricercatori, coordinato da Heydi Jo Newberg e Yan Xu del Rensselaer Polytechnic Institute di Troy (USA), propone l’ipotesi che il disco della nostra galassia abbia alla sua periferia alcune “increspature” o “ondulazioni”, cioè un'alternanza di zone più dense di stelle con altre meno dense o quasi vuote. La densità stellare diminuisce rapidamente a partire da una distanza di circa 50.000 anni luce dal centro, ma si sono scoperti nuovi addensamenti a partire da 60.000 anni luce.

 

Onda Lattea. In sostanza la forma della Via Lattea sarebbe simine alle onde che si formano quando si getta un sasso in una pozza d’acqua. Il disco della Via Lattea alla sua periferia non sarebbe quindi una struttura piana ma ondulata. Dalle analisi dei dati, infatti, risultano almeno quattro increspature, e sebbene il volume di spazio analizzato interessi solo una parte del disco galattico, sembra logico supporre che questo andamento interessi tutta la sua struttura.

 

Lo studio,  pubblicato sulla rivista Astrophysical Journal, mostrerebbe quindi che le caratteristiche identificate in passato come strutture di bassa densità stellare a forma di “anelli” distaccate dal disco galattico in realtà ne sono parte integrante, estendendo così le dimensioni note della Via Lattea da 100.000 a 150.000 anni luce.

Questi risultati supportano altri lavori, tra cui un studio teorico secondo il quale una galassia nana o un addensamento di materia scura attraversando il disco della Via Lattea produrrebbe un simile effetto di ondulazione.


 

Planet Nine, il pianeta che non dovrebbe esistere

Nonostante l'evidenza dei calcoli, gli astronomi non hanno una vera spiegazione per quel pianeta così lontano dal Sole: tre le ipotesi, più una quarta (affascinante).

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Rappresentazione artistica di Planet Nine, nono pianeta del Sistema Solare.|Caltech, R. Hurt (IPAC)
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Pochi mesi fa la comunità scientifica ha iniziato a parlare di un nuovo inquilino del Sistema Solare, il pianeta 9 (Planet Nine), posto oltre l'orbita di Plutone: si è detto che avrebbe con una massa 10 o più volte la Terra e che orbiterebbe a 150 miliardi di chilometri dal Sole con un periodo compreso tra dieci e ventimila anni. Com'è facile intuire da queste poche righe, benché l'esistenza di Planet Nine sia (abbastanza) condivisa, perché aiuta a spiegare le anomalie gravitazionali nel nostro sistema, fin qui tutto ciò che si è detto sulle sue caratteristiche e sulla sua posizione è pura speculazione.

Adesso una ricerca dell'Harvard-Smithsonian Center for Astrophysics ha preso in esame una serie di scenari con l'intento di spiegare come può un simile pianeta esistere a quella distanza. Vale la pena dire subito che nessuna delle conclusioni porta a una certezza, e perciò il Pianeta Nove rimane ancora un mistero.

 

Una ricerca francese ha identificato alcune zone in cui potrebbe trovarsi adesso il nono pianeta.
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Solo ipotesi. Secondo i ricercatori il pianeta ruota attorno alla nostra stella a una distanza compresa tra 400 e 1.500 Unità Astronomiche (1 UA è la distanza Terra-Sole, ossia 150 milioni di chilometri). Gongjie Li, nel suo lavoro su Astrophysical Journal Letters, afferma senza mezzi termini che non si riesce a capire come possa esserci un simile pianeta a quella distanza, anche se le prove della sua esistenza sarebbero inoppugnabili. È nato lì o ci è arrivato dopo essersi formato da qualche altra parte?

 

Gongjie Li ha realizzato milioni di simulazioni al computer che alla fine lo hanno portato a sostenere che esisterebbero non più di tre scenari possibili, più un quarto, più "debole" ma decisamente affascinante.

 

Attirato da una stella di passaggio. La prima vuole che il pianeta sia stato attirato in quella posizione da una stella di passaggio vicino al Sole: in questo scenario, Planet Nine è stato allontanato dalla sua orbita primitiva, che era molto più vicina al Sole. Se fosse avvenuto questo, non solo il pianeta si sarebbe allontanato dalla sua orbita, ma quest'ultima si sarebbe allungata, come in effetti è (secondo le stime). Da una parte, questo scenario è plausibile perché quando si è formato il Sistema Solare eravamo circondati da stelle, che sicuramente hanno interagito gravitazionalmente con il nostro insieme di pianeti. Il punto debole di questa ipotesi, però, sta nel fatto che se fosse stata un'altra stella ad attirare il pianeta 9, sarebbe probabilmente stato più facile che finisse "lanciato" nello spazio esterno piuttosto che portato così distante ma ancora legato al Sole. Tra pro e contro, il risultato è che questo scenario ha forse solo un 10 per cento di probabilità.

 

 

Colpa di Giove e Saturno. Un'altra ipotesi considera Planet Nine formato molto più vicino al Sole: sarebbe poi stata l'interferenza di Giove e Saturno a spostarlo. «È come quando si dà una spinta a un bambino sull'altalena: se si aspetta il momento giusto, lo si fa alzare sempre di più. Certo è che sarebbe stato più logico che si fosse perso nello spazio...», sottolinea Scott Kenyon, coautore della ricerca.

 

Nel campo delle ipotesi: le dimensioni di Terra, Planet Nine e Nettuno a confronto. | NASA
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È nato proprio lì. Un terzo scenario considera Planet Nine nella posizione dov'è nato. È un'ipotesi meno "sostenuta", e tuttavia ha almeno un punto a suo favore: se un pianeta si fosse formato a quella distanza dal Sole dovrebbe essere gassoso, e la natura gassosa è proprio una delle ipotesi più condivise per il pianeta nove.

 

In visita da molto lontano. C'è infine un'altra possibilità, speculare alla prima: Planet Nine potrebbe essere figlio di un'altra stella, catturato dal Sole quando gli è passata vicino. È lo "scenario di riserva", quello su cui la ricerca punta di meno, ma è il più affascinante: se così fosse, potrebbe anche essere che su quel pianeta sia esistita la vita, e chissà a quale stadio. Se così fosse, potrebbero esserci ancora tracce di quella vita?

 

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