Kepler ancora vivo

01.03.2014 21:23

Per il telescopio Kepler la luce in fondo al tunnel potrebbe essere quella di WASP-28,  una stella simile al Sole attorno alla quale orbita un pianeta già noto  agli astronomi, che il telescopio è riuscito a rilevare durante una  nuova osservazione di prova. Dopo aver scoperto migliaia di pianeti  extrasolari (tra possibili e confermati) e aver raccolto una mole  incredibile di dati che faranno lavorare ancora a lungo molti  scienziati, nel maggio scorso Kepler era stato dato per finito e non più  utilizzabile a seguito della rottura di una delle ruote di reazione, un  giroscopio,   componente vitale per il funzionamento della sonda. Con uno scatto  d'orgoglio, però, Kepler e il suo team hanno ora dimostrato di essere  ancora in grado di rilevare la presenza di esopianeti distanti. In una  osservazione dimostrativa durata tre giorni e mezzo sono infatti  riusciti a tracciare il transito del già noto esopianeta WASP-28b nel  suo passaggio davanti alla stella madre WASP-28. E non è un de profundis  o un canto del cigno, anzi.  Ora tutto sembrerebbe pronto per dare a  Kepler una nuova vita e iniziare una seconda fase della missione, già  ribatezzata K2.Lanciata nel 2009, la sonda è stata una protagonista indiscussa nella  scoperta di nuovi pianeti extrasolari. Per funzionare correttamente,  Kepler aveva però bisogno di almeno tre ruote di reazione, ruote  massicce con elevato momento d'inerzia che permettono il corretto  funzionamento del satellite, assicurandone la precisione di puntamento e  la stabilità. A partire dal 2012 e nel giro di un solo anno, due delle  quattro ruote di reazione a bordo del satellite (una era di scorta) sono  andate fuori uso.

Ma piuttosto che abbandonare la sonda a un destino prematuro di  spazzatura cosmica, gli ingegneri NASA hanno deciso di elaborare una  qualche soluzione per mantenere in vita Kepler. L'idea era quella di  recuperare la persa stabilità del telescopio sfruttando la forza del  vento solare: fare leva sulla pressione solare, uniformemente  distribuita tra le superfici della navicella, come surrogato della ruota  mancante.

Sembrava un'operazione innovativa quanto disperata, ma a seguito  delle nuove osservazioni il team di Kepler ha dimostrato di essere  effettivamente in grado di continuare lavorare con la navicella  menomata, anche se non nel pieno delle sue funzionalità. Per il suo  ritorno dagli inferi Kepler ha utilizzato i sensori di orientamento  montati sul piano focale per controllare il puntamento, evitando così  significativi problemi di allineamento. Per raggiungere il nuovo livello  di stabilità l'orientamento della sonda deve essere ora quasi parallelo  al suo percorso orbitale intorno al Sole. E il lavoro di raccolta dati  si fa più laborioso, perché il nuovo assetto dà nuovi problemi di  calibrazione. Tutti però ampiamente superabili, secondo la NASA.

In che modo e per quali obiettivi verrà utilizzato il redivivo  Kepler è ancora da stabilire. Il piano della  nuova missione è stato  presentato al Kepler Science Conference II dello  scorso novembre. Il team sta attualmente esaminando 126 diverse  proposte e inizierà le prime nuove osservazioni di verifica a marzo.